Compromessi e arte: il conflitto tra l’artista e la società

Scendere a compromessi

A volte è davvero difficile trovare dei compromessi tra quello che vorresti fare e realizzare qualcosa che attragga potenziali committenti. Solitamente quando dipingo o lavoro ad un progetto è sempre in risposta ad uno stimolo emotivo o riflessivo. Mi piace elaborare i sentimenti, studiare gli accostamenti cromatici, esprimere un desiderio, un sogno, qualcosa di vago che non può fuoriuscire se non attraverso l’arte.

Ma mi rendo perfettamente conto che la mia idea di bellezza è molto differente da quella degli altri. Vado nel profondo, non mi soffermo su immagini iperrealistiche né mi bastano paesaggi, ritratti o fiori per esprimermi. Quando lavoro ad un’idea spesso parto da uno stato d’animo e da un’immagine che mi appare nella mente, poi da quel momento indago riflettendo sul come realizzarla. Mentre ci lavoro sopra l’idea iniziale continua ad evolversi e a mutare fin quando non sono soddisfatta del risultato finale. Questo fa si che i miei quadri abbiano una certa omogeneità di fondo che tanti chiamano uno “stile” ben definito.

Salire di qualità

I miei tentativi di lavorare ai soggetti prediletti dalle persone sono sempre falliti per una mia “intolleranza alle regole” unita ad un’impazienza tale che, dopo massimo mezz’ora, mi faceva finire col deformare quello che dovevo realizzare rendendolo surreale. Ovviamente se le richieste sono fatte da committenti paganti o sono lavori che ho il desiderio di regalare, tutto cambia. Immagino sia perché il desiderio di rendere soddisfatto qualcuno mi rende una persona molto più paziente e moderata, se così vogliamo metterla.

Poi c’è il tempo. Quando hai la mente piena di progetti nei più disparati ambiti è difficile creare una scala di priorità. Se poi ci metti anche il tempo per realizzarli quello che rimane, per cercare di sforzarti nella creazione di un prodotto facilmente vendibile, scende a sotto lo zero. Oltre a questo manca la volontà, perché ci sono tante altre cose che ti entusiasmano e potrebbero invece portarti ad un gradino superiore di conoscenza o bravura. Solitamente è il desiderio di migliorare sempre e imparare cose nuove che vince su tutto.

Insomma il mio compromesso ideale è non avere alcun compromesso. Mi piacerebbe infatti riuscire ad arrivare a più persone alle quali piace il mio lavoro. Tuttavia non sono mai stata in grado di farmi pubblicità, quindi rimango con una nicchia di ammiratori che a mia volta stimo molto ma che restano tali. Per questo e, non avendo i fondi necessari a pagare qualcun altro che lo faccia al posto mio, credo che mi butterò a capofitto in una nuova avventura studiando le meccaniche che portano ad una maggiore apertura al pubblico. Perché quello che conta davvero per me è la qualità di quello che propongo e voglio puntare al massimo.

Il successo senza compromessi

Ci sono innumerevoli figure nella storia che non essendo mai scese a compromessi sono state riconosciute solo dopo la loro morte. L’artista Van Gogh, lo scrittore Kafka, la poetessa Emily Dickinson rappresentano solo alcuni esempi. Nonostante la diversità dei campi che hanno scelto questi esempi sono accomunati dalla volontà di esprimere se stessi senza scendere a compromessi con la società. Lungi da mettermi al loro livello, posso dire però di comprenderli in un certo senso. In fondo viviamo una sola vita e di noi non rimarrà altro che il ricordo che custodiranno le persone che ci hanno amato e, se abbiamo fortuna, qualche quadro o un pugno di fogli che racconteranno la nostra storia. Solo in questo senso si può comprendere la prospettiva di chi sacrifica una strada semplice per un percorso tortuoso e sacrificante. Perché la vita è solo nostra e abbiamo il diritto di viverla pienamente esprimendoci come individui e di non sprecare il tempo per occuparci di qualcosa che non ci appartiene.

Il dettaglio dell’opera in evidenza è “L’abbraccio” di Klimt. Ho realizzato questo quadro per mia madre, anche se normalmente evito di fare lavori del genere, solo perché ama molto questo artista.