Del tempo e Dell’esistenza di Angela Nese

L’arte di Osservare il tempo…

La stratificazione dei ricordi, lo scorrere delle ore, il passare degli anni. È da tempo immemore che l’uomo si interroga sul tempo facendone esperienza ma senza riuscire a definirne i contorni.

Angela Nese, scrittrice e correttrice di bozze laureatasi in Filosofia, con il suo secondo libro, moltiplica gli interrogativi sul tempo e sull’esistenza attraversando le vicende umane cercando risposte in spazi ancora inesplorati. Si può trovare nella sua scrittura un coacervo di influenze, tra cui Dostoevskij, David Grossman, Sartre, Kafka, Pessoa, Hegel, pensatori e scrittori antichi e moderni. Alcuni racconti sono stati scritti a distanza di anni l’uno dall’altro e questo ne arricchisce lo stile rendendolo più sfaccettato.

… e l’esistenza

Ogni racconto dà un punto di vista peculiare sui temi trattati restituendoci una visione più ampia e aperta  a numerose possibilità. Le vicende si susseguono in un flusso interrotto di emozioni. Si ha quasi l’impressione di navigare in acque agitate ma ricche di tesori nascosti tra le pieghe dei più profondi abissi dell’animo umano.

La sensazione di straniamento, la solitudine dell’io di fronte al mondo, l’inutilità, l’assurdo dell’esistere, sono tutte tematiche appartenenti anche al vocabolario esistenzialista. Ma si ritrovano  emozioni più violente, l’amore romantico o disperato, la depressione, l’isolamento, l’ansia, la nostalgia. Le possibilità esistenziali si diramano in mille direzioni ma giungono ad un solo punto, ad un dialogo diretto con la morte. Ed è la morte alla fine a condurre i giochi. Il tempo, suo alleato, muta e si trasforma. È di volta in volta tiranno, tribunale  ne “La condanna di H. di fronte al Tribunale del Tempo”, punteggiatura in “Cento righe di vita”, realtà alternativa in “Come da programma”. E all’uomo non restano altro che limitate possibilità di approcciare la vita come parassita distruttore, vittima e carnefice, consapevole o inconsapevole.

Similarmente al signor Friedrich, ( un probabile omaggio a Nietzsche poiché come lui viene ritenuto pazzo), protagonista del racconto “La prospettiva del signor Friedrich”, tenta di difendersi dalla perdita di una persona cara, del tempo, di se stesso, creando un mondo illusorio ed eterno che si ripete all’infinito . A ripetersi sono anche i numeri, non solo nella narrazione, ma anche nei titoli, come il numero sette, che quasi simboleggia una scaramantica visione di salvezza nei racconti “Sette minuti” e “Sette risvegli”, la possibilità di una nuova esistenza.

La Memoria

Altro tema importante ad essere trattato è la relazione tra tempo e memoria, che conserva o distorce i ricordi come la percezione dei sentimenti.  E alla fine non c’è una cura definitiva per il tempo, non c’è una via di fuga, è il reale che si impadronisce dell’uomo, mai il contrario. La soluzione non è quella di ripudiare la propria esistenza. Ed è così che si arriva all’ultimo racconto “La Vocazione dell’Ermeneuta” dall’occhio critico e analitico, il promotore di un metodo per non subire la vita ma viverla attivamente, cercando il proprio modo personalissimo di esistere.