Forse è questo che cerco: la libertà della poesia

Forse è questo che cerco

Forse è questo che cerco con occhi sempre fuggenti tra la folla. Con le mani vibranti d’attesa e le dita che scorrono frementi sulla tastiera. 

Forse è questo che cerco con passi sempre ansiosi e col cuore nelle spire dell’inquietudine. 

Qualcuno che brami la libertà della poesia, ne comprenda le vertigini del senso, che viva le intricate vie del simbolo per trascendere l’autorità dei poveri di cuore.

I poeti modellano le parole cercando di dare una forma alla loro esistenza. L’istinto che li nutre, l’ispirazione, non è altro che l’aspirare alla chiarezza dell’animo intorbidito dal turbamento di sentirsi altro dal mondo. Sono mezzi inadatti per trasmettere un significato difficilmente traducibile, arcaico, oscuro.

Ho paura che solo ti capisca

chi porta sulla bocca l’imponente sorriso

di chi ha perso se stesso

(citazione che ho rubato da una poesia nel libro La verità della poesia di Paul Celan) 

Sono visionari, i poeti. Stringono al petto istantanee d’attimi e silenzi carichi dell’attesa straziante che qualcosa si riveli finalmente al loro sguardo. Hanno una percezione acuita dalla sensibilità tagliente. Basta un nulla per rovesciare i pensieri che inghiottono la loro mente, come troppa acqua in una brocca. Per questo non possono imparare da altri ma solo da se stessi. Trasformano inevitabilmente, attraverso l’istinto creativo, tutto ciò di cui vengono eruditi in esperienza soggettiva.

Poi c’è il sacrificio

Il poeta alieno dai compromessi immola se stesso pur di dar voce all’inascoltato. L’esaltazione del suo scrivere dura fino all’istante nel quale la penna si stacca dal foglio, o il dito dalla tastiera. Poi segue un senso d’impotenza. Quello che ha scritto gli appare insufficiente, inadatto, terribile. Infine, dopo molto tempo ( ci vogliono interi anni a volte) torna sui sui passi e volgendosi verso gli scritti del passato ne rimane interdetto. Incredulo, crede di esser stato posseduto dallo spirito del tempo, che ha dato più saggezza alla sua lingua di quella che gli spettava per età e struttura (conoscenza). E quasi si sentono lusingati per questo regalo! Ma il poeta è perlopiù una spugna menzognera, assorbe e manipola la realtà. Soltanto raramente, lacerandosi, lascia trasparire dalle sue parole un accenno di verità che seduttrice azzanna il lettore avido di spirito. Questa consapevolezza porta al sacrifico, alla ricerca dell’intangibile che si nasconde nell’abisso della sua incoscienza e rischia di divorarlo.

Forse è questo che cerco, io con la mia ombra estranea e tu con la tua ombra fuggiasca d’amore  

Fotografia: Zan Wimberley
Istallazione dell’artista: Chiharu Shiota

2 Comments

  1. Avatar Angela ha detto:

    Il verso finale è una ciliegina sulla torta! *-*
    Bel post 🙂

    1. Avatar leadreamingart ha detto:

      Grazie!

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