Greta Thunberg e la generazione dell’odio

Cosa possono avere in comune figure screditate o idolatrate come quelle di Greta Thunberg, Malala, Rupi Kaur e la Cristoforetti?

La prima caratteristica che salta subito all’attenzione è il loro essere donne. La seconda è che ognuna di loro è stata a suo modo una figura pioniera nel proprio paese o nell’ambito del quale si occupano. Greta ha fatto nascere un movimento per la tutela ambientale attraverso lo sviluppo sostenibile e ha riportato l’attenzione comune sul cambiamento climatico. Malala lotta per l’affermazione dei diritti civili e all’istruzione bandito dai talebani. Rupi Kaur è una poetessa e illustratrice che ha infranto il tabù sociale delle mestruazioni. Samanta Cristoforetti infine è stata la prima donna italiana a far parte degli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea.

Possiamo poi individuare una terza caratteristica comune, la semplicità con la quale comunicano. Quello che le ha condotte ad emergere rispetto a figure intellettuali di nicchia. In più sono delle giovani dagli interessi molto differenti da quelli voluti dalla società per loro. Per il senso comune dovrebbero andare a scuola o rimanere a casa, sposarsi o al limite fare lavori meno “maschili”. Invece perdono tempo dietro sogni e ideali tanto necessari quanto più vengono ignorati e screditati dalla massa.  

Superare la regressione dilagante non è facile

In un mondo in cui gli ignoranti si raggruppano e si danno man forte grazie al web, loro fanno la differenza. Basta pensare al numero sempre crescente di terrapiattisti, antivaccinisti, mamme pancine o di coloro che cercano una qualsiasi bandiera da sventolare per legittimare il proprio odio e che possiamo definire Nazi-qualcosa, (veg, grammar, fate voi tanto un termine vale l’altro).

Queste donne operano a discapito dell’autismo che compromette il linguaggio e la comunicazione (come nel caso di Greta Thunberg), della loro vita, (Malala ha subìto un attentato sopravvivendo miracolosamente), o semplicemente della reputazione. E tutto questo è troppo difficile da digerire per coloro che dedicano una vita allo studio e all’approfondimento di alcuni temi, ma senza essere in grado di divulgare le proprie idee come per chi si sente umiliato dal fatto che delle donne siano riuscite ad arrivare ad una certa notorietà ed influenza. Alcune di loro nonostante le leggerezze dovute all’età. A quanto pare fa troppo male all’ego rivedere il proprio operato e riflettere sugli errori fatti, si preferisce inveire contro una ragazzina o contrastare il coraggio di una donna.

L’immagine in copertina è “The Beast of Hate” by Art Hazelwood