Il vuoto

Le possibili definizioni di vuoto

Il vuoto non è qualcosa che ha a che fare con il nulla, ma con i nostri limiti. Rappresenta quello che non riusciamo a percepire. Lascia spazio alla possibilità, è la compresenza di passato, presente e futuro, l’eternità. Il vuoto sta nell’incomunicabilità, nell’incolmabile distanza tra le persone. Sta nella differenza, dove la differenza non è mancanza ma diversità.

Oriente ed Occidente

L’Oriente fa del vuoto un vero e proprio culto che si pratica come nell’Aikido.  L’alternanza tra pieni e vuoti, tra le parole e i silenzi, il nuovo e l’antico è la linfa vitale, del Giappone. Ma anche in Cina diventa una filosofia. Mentre nel Taoismo il vuoto rende possibile la compresenza degli opposti, nel buddismo è assenza di turbamento. Tutto si basa su preziosi equilibri, coesistenze misteriose, legami invisibili. L’Occidente ne ha paura. Cerca di riempirlo conquistando ogni certezza possibile. Basa tutto sulla scelta, la rinuncia, l’estremo, la divisione. Il tempo dell’Oriente è l’eternità, quello dell’Occidente è il divenire.

Vaso rotto
Vaso rotto riparato con la tecnica del kintsugi

Estetica

In Giappone i vuoti vengono valorizzati. I vasi rotti riempiti con l’oro (secondo la tecnica del kintsugi) mostrano il valore delle ferite. Affascina l’iki, un atteggiamento caratterizzato da tre momenti:  quello della seduzione, dell’energia spirituale e della rinuncia. Nei componimenti calibrati chiamati haiku, i vuoti visivi e i vuoti di senso si sommano. Persino l’arte della calligrafia è basata sull’elegante alternanza dei pieni e dei vuoti. Le stampe e i dipinti nei loro colori sfumati sembrano invece rivelarlo. Tra le trasparenze si sente infatti una mancanza che è quasi nostalgia. I volti stessi non hanno occhi se non per fissare il vuoto. Anche l’arte cinese, nella sua continuità di stile e nella permanenza degli equilibri dello Yin e dello Yang, vive e respira nel vuoto.

Bassorilievi dongyang
Bassorilievi dongyang, arte cinese.

In Occidente un artista spicca tra tutti per i suoi studi spaziali, Lucio Fontana. A partire da lui il vuoto è diventato oggetto di riflessione nell’arte occidentale. Sono però le Avanguardie ad aver scosso, oltre l’arte, la scrittura. Con il Dadaismo il vuoto di senso entra nella poesia attraverso dei tagli diversi da quelli di Fontana. A partire dalle Avanguardie del Novecento si rimescolano le carte, si ci lascia influenzare dal diverso, da ciò che rappresenta un’alternativa al vecchio.

Attesa
Lucio Fontana, Concetto spaziale. Attesa, 1967

Il vuoto è inesprimibile. È l’impossibilità dell’uomo dell’avere una conoscenza completa e piena del mondo. Ci giriamo attorno, incapaci di accettare la mancanza di un senso. Ma il vuoto è potenzialità, estensione, tensione. Se non ci fosse, non avremmo lo spazio per evolverci, il tempo stesso non potrebbe esistere. Senza il vuoto non dominerebbe altro che il nulla.