La parola urlata

La connessione tra la parola urlata e il vuoto

Le urla coprono i pensieri, ma riescono a scuotere i gusci vuoti. Il rimbombo delle parole smuove chi non ha molto a cui pensare. Ad essere urlate però sono spesso parole vuote, contenitori fragili per fragili significati. Anzi il volume sembra essere direttamente proporzionale all’importanza del contenuto.

L’urlo di Edvard Munch

L’urlo è la pretesa di ascolto, ma può essere anche una richiesta d’aiuto. Anche se sono le parole sussurrate quelle che alla fine hanno più risonanza. Forse perché sono quelle che permangono riuscendo ad annodare le loro radici nel profondo. L’urlo può essere insistente, ridondante, come quando ad essere urlati sono slogan politici, messaggi pubblicitari o le messe con gli altoparlanti. Amplificare la propria voce, amplificare il proprio messaggio, dargli una maggiore risonanza. A questo sembra mirare la parola urlata. Ma il messaggio colpisce?

A. Rodzenko Manifesto di propaganda del libro (1924)

Pubblicità

Le pubblicità sono trasmesse a volume più alto del normale, per attirare l’attenzione. Ma più che invogliare l’acquisto sembra impartiscano un comando. Acquista! Poco importa che oltre a vendere un prodotto vendano anche messaggi negativi o svilenti. Esistono anche pubblicità più creative, musicali, che cercando di lasciare qualcosa in più allo spettatore. Queste riescono a lasciare nella mente un’immagine positiva dell’azienda e della sua politica. Alcune aziende l’hanno capito ma continuano ad urlare. Al limite sostituiscono le parole usate: eco! Bio! Sostenibile! Salutare! Da dove deriva la loro credibilità?

Expo Milano – Big Mac

Convinzioni

Trasmettere le proprie convinzioni, sembra quasi impossibile se non si urla. In qualche modo bisogna pestare i piedi per terra, farsi notare tra la folla dalla massa. Così le notizie cercano titoli sconvolgenti, le performance artistiche diventano violente, si alza il volume del microfono, si amplifica la grandezza dei palazzi, si cerca sempre un “di più, di più!” Nessuno può rimanere indifferente a questo caotico miscuglio di parole ripetute, immagini estreme e messaggi ingigantiti. Tuttavia, per fortuna, si annullano a vicenda, vengono presto dimenticati, sorpassati.

Il nido dei sussurri
Il nido dei sussurri di Stéphane Guiran

Vittoriosa rimane la parola sussurrata, chiara e semplice. Una parola determinata a scavare nelle coscienze, a trovare qualcosa d’altro che non sia soltanto un “di più”.