L’arte di fermare la morte

L’arte di fermare la morte: la genesi

Quand’ero un bambino amavo osservare la natura nei piccoli dettagli. Dalle formiche che si allineavano diligentemente per raccogliere le briciole al piccolo bruco che s’inarcava sulle foglie delle piante che avevo in giardino. Mi sembravano esseri magici e preziosi. Crescendo mi appassionai  ai musei di storia naturale. Osservando gli animali imbalsamati iniziai a chiedermi se c’era un modo per conservare la vita in eterno. Una domanda che rapidamente passò dalla curiosità all’ossessione quando in un incidente persi entrambi i genitori.

La solitudine mi rese taciturno con le persone ma loquace con il mondo naturale che dal quel momento si popolò di spiriti. Persino le carcasse degli animali che trovavo sui cigli delle strade mi erano più familiari dei vicini di casa. Potevo vedere la vita nascere dalla morte senza provare disgusto, solo stupore.

Capitò una sera, la svolta. Mentre stavo facendo le mie consuete ricerche sull’arte di fermare la morte scoprii quella di manipolare la resina. Passavo le notti a imprigionare foglie, farfalle e piccoli insetti in quell’ipnotico liquido aureo e trasparente. Tuttavia mancava la magica scintilla che mi incantava da quand’ero piccolo. Non stavo facendo altro che circondarmi di altra morte. Era un gioco estetico il mio, privo di vita.

Una di quelle notti a fermare il flusso di pensieri stanchi fu un rumore di foglie secche nel giardino accompagnato da miagolii insistenti. Ero talmente sorpreso per la vivida interruzione di quel tombale silenzio che rimasi fermo ad ascoltare per un po’ prima di uscire in giardino.

Alla fine decisi di muovermi e trovai un bel gatto rosso in cerca di cibo. Gli diedi da mangiare e scappò, tuttavia tornò il giorno dopo e quello dopo ancora. Piano piano conquistò la mia fiducia e ben presto l’arte di fermare la morte perse la sua morsa su di me. Mi stavo affezionando a lui e lui sembrava affezionarsi a me fino a quando non lo accolsi in casa. Dal preciso momento in cui si addormentò per la prima volta sul mio grembo capii che non mi sarei mai più sentito spaventato e solo.

L’immagine è “Cat Witch, Cat Specter and Dancing cats” di Utagawa Kuniyoshi