Lasciar andare per Vivere: quando un’amica si ammala di anoressia

L’abbandono necessario

Innumerevoli volte ho trascinato i miei passi lontano da situazioni spiacevoli. A quante persone mi sono avvicinata senza alcun pregiudizio? Salvo poi spaventarmi del loro volto con il passare del tempo! Gli strati di invidia, l’opportunismo, le maldicenze, alla fine si rivelavano mostrando l’orrido in ogni persona. Ad aumentare le distanze si impara, ma nessuno ti insegna a lasciar andare una persona priva di colpe, se non quella di essere fragile. Ho visto un’ombra avventarsi su una amica a me cara. Mi ha raggelato il senso di impotenza nei suoi confronti. Lei non sapeva di cosa si trattasse e sminuiva la mia preoccupazione. Io sapevo soltanto farle compagnia mentre si addentrava in un vortice oscuro che ho avuto paura prendesse anche me.

La mia esperienza

Tutto è iniziato dopo una dieta. Aveva terminato gli studi e si stava finalmente dedicando a se stessa. Ero felice per lei, io avevo già iniziato da tempo un mio percorso quindi non vedevo l’ora che vivesse il mio stesso senso di libertà. Purtroppo però la soddisfazione tardava ad arrivare e con essa la fine di quel regime alimentare. Nel frattempo stava perdendo i suoi interessi, non riusciva più ad apprezzare le piccole cose, era perlopiù amareggiata. Poi le cose sono peggiorate. Ancora una volta in modo inaspettato. Ha trovato l’amore in un ragazzo più giovane e con problemi di depressione ed autismo, una relazione a distanza. Non si può decidere di chi innamorarsi e non potevo far altro che ascoltarla e farla pensare in modo positivo. Ho cercato di alleggerire un carico che trovavo fosse pesante.

Il rifiuto

Tuttavia ignoravo il vuoto che provava e che la stava lentamente inghiottendo. Aveva iniziato ad arrabbiarsi se compravo qualcosa che le piaceva e che non aveva, a guardare con invidia le gambe magrissime delle ragazzine sui social. Ormai viveva dell’approvazione su Instagram cercando di copiare chi le piaceva. Era ossessionata dal contare i passi, dovevano essere sempre di più e quando uscivamo mi guardava disgustata se mangiavo qualcosa e gliela offrivo.

Mi diceva che aveva paura di mangiare. Poi mentiva, sull’assenza di ciclo, sugli svenimenti. Si inventava malattie congenite, dava la colpa alla mancanza di vitamine o cose del genere. Dopo qualche mese anche l’aspetto era molto cambiato. Non si reggeva in piedi,  a volte sembrava soddisfatta altre volte delusa. Il volto era sempre più scavato, gli occhi sempre più scuri, le mani aggrappate al cellulare sempre in contatto con quel ragazzo giovane e inesperto. Le ho manifestato la mia preoccupazione in ogni modo, alla fine la madre ha detto alla mia che mi preoccupavo troppo, che non era nulla di grave. 

L’egoismo come protezione

Dopo un anno mi ero consumata, non riuscivo più a immergermi nelle mie passioni, non avevo più creatività. Iniziavo a preoccuparmi di non farle dispetto in alcun modo, quindi non mangiavo in sua presenza, non compravo nulla e cercavo di farla distrarre da quel tipo di argomenti (come magrezza e alimentazione) ma si annoiava.  Non riuscivo più a concentrarmi sulla mia vita, dopo averla vista tornavo a casa nervosa e stanca.

Ma avevo il timore che allontanarmi avrebbe aggravato la situazione ma poi ho compreso. In questi casi se non c’è l’appoggio della famiglia e la presenza di un fidanzato che riesca a formare insieme a loro un fronte compatto d’amore contro questa terribile belva tu, come amica, sei impotente.  Alla fine abbiamo discusso parlando delle divergenze e mi sono allontanata per rinascere. Sperando che i genitori comprendessero che la mia preoccupazione era giusta, il problema reale e che andava affrontato. Lo spero ancora. 

La chiamano anoressia, uccide le persone a cui vuoi bene, stravolge chi le circonda e rende tutti inermi.  

Lutto e Speranza

Alla fine ho affrontato la distanza come un lutto. Ho dovuto accettare che la persona che conoscevo era morta. La mia speranza è che in futuro dalla ceneri possa rinascere una donna più forte. Mi auguro che riesca a tenere a bada quel mostro e a vincere. Perché nessuno lo merita più di lei. Ho voluto scrivere la mia esperienza perché magari può essere utile a chi ha vissuto qualcosa di simile. Ho letto molto e mi sono documentata su questo problema perché volevo capire, essere d’aiuto. Mi sono sentita molto limitata, avrei voluto fare di più ma non sapevo come comportarmi. Probabilmente avrò fatto molti errori ma mi perdono. Per la mia ignoranza, perché mi sentivo sopraffatta. Perché sono umana.

L'immagine è stata presa dall'artista: ShawnCoss