L’infanzia nei ricordi: da dove nascono le passioni?

L’infanzia è il terreno fertile per le passioni

Un gesto gentile può innescare meccanismi tali da ravvivare ricordi all’apparenza insignificanti. Un’amica che ti regala un lecca lecca per esempio. Uno di quelli grandi, coloratissimi con lo stecco di legno che adoravo mordicchiare quand’ero piccola.  Non ho mai perso davvero quell’amore per le cose dolci, morbide e gentili come marshmallows. E neanche lo spirito curioso, affascinato dalle piccole cose e dalle novità. Ed ecco come un pensiero carino si trasforma in un pretesto per un viaggio, verso il germogliare di quella che è diventata la tua vita. Un percorso tutto tuo, ostacoli compresi.

Nel passato…

Della mia infanzia ricordo quando amavo leggere di notte e per farlo mi nascondevo per non farmi rimproverare. I disegni fatti all’ora di pranzo mentre mamma cucinava, dame dai meravigliosi vestiti pomposi, ma in bianco e nero perché non amavo colorare. E i rimproveri della maestra perché dovevo completarli, ai quali però seguiva sempre qualche sorpresa. Come quando mi ha fatto progettare il castello della Sirenetta per la recita scolastica.  Poi c’erano le domande alle quali la giovane catechista non sapeva come rispondere e man mano che la fede nella religione scemava nasceva la fede nei sogni.

Ricordo con piacere i primi videogiochi, (con meno piacere l’aranciata caduta sulla Playstation), i manga di Dragon ball e le magliette stampate per gli amici. Il karaoke in casa coi cugini, i cartoni animati, la Melevisione e Superquark. I pasticci fatti cercando di realizzare i lavoretti di Art Attack. Le feste di compleanno fin troppo animate, i film della Disney guardati il pomeriggio nei cinema vuoti. E ancora le figurine dei Pòkemon, gli adesivi che ricoprivano gli armadi, le caramelle con la gomma dentro, gli Scooby Doo colorati appesi agli zainetti. I diari segreti dalle pagine profumate, I Cioè con le copertine adesive e i profumi Bon Bons di Malizia. I tanti giochi in miniatura come i Polly Pocket e le Barbie (anche se io amavo di più la mia Action figures di Xena). I finti archi costruiti con i rami, le fionde e le avventure nell’orto dei nonni.

Potrei continuare all’infinito a frugare tra i ricordi e le cianfrusaglie! Quante amicizie dell’infanzia mi sono lasciata alle spalle per via di un grande trasferimento? Quante prof ho perso prematuramente ma mi porto ancora nel cuore? 

Che cosa conservare

Lo spirito di avventura e l’entusiasmo dell’infanzia vanno conservati gelosamente. E per quanto mi riguarda ho ancora un buon rapporto con la curiosità, le cose inutili e carine, le piccole gioie alle quali è sciocco rinunciare solo perché “ormai si è troppo grandi”.

La maturità non è nei gusti e nelle apparenze ma nella capacità di prendersi le proprie responsabilità.

Questo implica anche dire quello che si pensa e affrontarne le conseguenze. Ma anche rompere i rapporti con persone venefiche e avere il coraggio di cambiare. Specialmente quando ci rendiamo conto che non stiamo facendo davvero quello che vorremmo fare. Ci penso sempre quando mi sento abbattuta perché non riesco a raggiungere un risultato e mi sembra di non avanzare. Mi fermo e mi chiedo: che cosa sto dimenticando? Così ricordo il mio spirito guida, un bambino con lo sguardo adulto che sa scrutare nell’anima. Dopodiché torno a combattere rinfrancata dalla crescente creatività e dalla ritrovata forza dei miei sogni.