Nel nuovo mondo: il riflesso dell’apparenza

Viviamo nell’epoca degli infanti che cercano l’autorità di un padre in un dittatore. L’uomo non vuole prendersi la responsabilità per il futuro del mondo naturale, incendia, consuma, avvelena senza remore. L’unico Dio è utopia che allevia le coscienze impegnate nell’autoesaltazione della propria immagine.

Dio è il riflesso dell’uomo narcisista

Così è morto l’unico deterrente morale e la moralità si è riversata nella repressione della diversità. Si ride dei politici ma si piange segretamente per le vette della stupidità che sono state raggiunte, e così rappresentate.  L’empatia non riesce a curare il diffondersi della sociopatia come una metastasi dell’anima. Le relazioni sono virtuali, il riflesso di ciò che si vorrebbe essere ha sostituito il coraggio di Essere (quello che si è).

Così le persone smettono di nutrirsi per diventare sagome di cartone senza sogni.

Nel nuovo mondo gli ultimi baluardi di un dialogo, i portatori sani di curiosità, si barricano dentro élite erudite o attività gratuite ergendosi a martiri, si negano alla massa pur desiderandone, in segreto, la conversione. Per cercare di salvaguardare la conoscenza la si rende attraente, sessualizzandola, in modo che i giovani ne possano violare l’immagine accrescendo il proprio ego.

Nel nuovo Mondo l’approvazione è l’unica legge, l’amore la scommessa di chi ha il coraggio di conoscersi davvero. Le mille maschere pirandelliane sono state sostituite da una sola faccia che sfacciata si fa beffe dei sentimenti aggredendo l’emotività di chi vive davvero. Oggi bisogna essere necessariamente stronzi per sopravvivere. La sofferenza è vergogna ricacciata nei meandri dell’incoscienza e s’incarna, diventa malattia del corpo. La rabbia? Troppo pericolosa, disapprovata dai più viene disinnescata a favore di una docilità gentile che attira i codardi.

I Codardi. Coloro che abbassano la coda decidendo di planare a bassa quota invece di ambire alla libertà dei cieli con le ali della consapevolezza. Dopotutto parlare di verità implica l’allontanamento degli “altri” che si sentono umiliati dalla sfrontatezza del visionario, del creativo, del pensatore, del gioioso che zoppicando cerca il volo e si nutre delle proprie passioni. Ed è questa la più grande contraddizione, la necessità di un rapporto tra diversi ma l’impossibilità anche solo di incontrarsi.

Opera in copertina: “L’entrata di Cristo a Bruxelles nel 1889” all’interno dell’articolo “L’intrigo” (1890) di James Ensor